Archivi per la categoria ‘escursioni singolari’

Monte delle Forbici 2910m, un balcone sul Bernina

venerdì, 12 luglio 2019

Secondo alcune scuole di pensiero, una seggiovia alla Bocchetta delle Forbici, aprirebbe finalmente il Bernina ad una nuova frequentazione.

Basta faticare lungo i “sette sospiri”! I fastidiosi risalti morenici che danno l’illusione d’essere arrivati al rifugio Carate, mentre in realtà resta ancora l’ennesima salita da superare..

Per la verità il fantomatico impianto di risalita con stazione di arrivo alla Bocchetta era previsto e già messo sulla carta in un faraonico progetto denominato “Valmalenco 2060 – sogniamo insieme”, con tanto di resort e nuove piste sparse in quota, per fortuna rimasto allo studio di fattibilità…

Con la seggiovia a due passi, il Monte delle Forbici conserverebbe lo stesso fascino? O forse senza esserselo sudato con le proprie gambe l’aereo punto panoramico finirebbe per essere declassato a belvedere stradale qualunque?

Passeggiata di primavera alla capanna che non c’è

sabato, 23 marzo 2019

Da queste parti, tra i piccoli larici e i blocchi di serizzo che emergono dalla scarsa neve residua dell’inverno doveva trovarsi la vecchia baita Nuccia dei Lenatti. Il piccolo rifugio inaugurato nel 1925 all’inizio della Val Sissone fu poi ceduto al CAI Milano che ne cambiò il nome dedicandolo a Giovanni Pigorini.

A settembre del 1950 un’alluvione se lo portò via senza lasciarne traccia.

 

Due giorni in cammino e una notte in rifugio d’inverno

martedì, 5 febbraio 2019

Aprire la traccia nella neve profonda aiuta ad eliminare ciò che ha poca importanza. Solo così si diventa appassionati camminatori nella neve ed esploratori di questo primitivo mondo bianco.

La forza del gruppo si manifesta quando ci si alterna, in testa, ognuno in base al proprio fiato, per uno o cento passi, in modo da suddividere lo sforzo e risparmiare fatica.

Una scuola abbandonata racconta di più delle altre cose.

mercoledì, 18 aprile 2018

“In primavera gli animali escono dal letargo. Gli animali selvatici in genere si uniscono a formare delle coppie, costituiscono i nidi e così facendo si preparano a procreare nuovi esseri viventi”.

Una scuola abbandonata racconta di più delle altre cose.

E’ l’unica casa intonacata dell’antica frazione di Dagua, tra fienili, dimore di pietra, volte, piccoli balconi e massi coppellati. Finestre aperte, silenzio, banchi e sedie vuoti, lavori dei bimbi sparsi  a terra, una grande mappa dell’Europa al tempo della guerra fredda, riportano le storie degli ultimi alunni che hanno frequentato questa piccola scuola di montagna alla fine degli anni ’70, dove la maestra saliva a piedi in un’ora dal fondovalle.

Larici

venerdì, 2 marzo 2018

Oggi è brutto tempo, anche se in realtà dovremmo parlare di tempo diverso.

I suoni si attenuano e si svela un’inconsueta geografia dei luoghi.

Scariche di neve polverosa si sentono cadere lontano, ad intervalli regolari, sono le ripide pareti del Monte delle Forbici che si liberano dalla neve caduta nelle ultime ore.

Nel bianco navighiamo tra i larici, grandi e piccoli, piegati e contorti dalle bufere e dalle valanghe, hanno cortecce spesse, rossastre o annerite dai fulmini, colorate da licheni barbuti.

Sono larici pionieri che crescono sino 2500 metri.

Forse con il sole non li avremmo osservati con la stesso stupore.

Appennino Settentrionale

venerdì, 19 gennaio 2018

Vento teso da Ovest, colline, luce, arenaria, campi arati. Boschi di carpini, centinaia di pioppi e giovani castagni dritti schiantati dal gelicidio di inizio inverno. Ovunque i segni sul terreno di caprioli, daini e cinghiali.

Più alpino delle Alpi?!

Inverno al Ciàn de la Lòp

sabato, 13 gennaio 2018

Percorrere d’inverno il Ciàn de la Lòp fa sentire la neve e le sue innumerevoli variazioni che mai che si ripetono uguali.

Il nome deriva dalle scorie di ferro (localmente chiamate Lòp) che si rinvengono nella piana oltre Chiareggio (poi travisato in Pian del Lupo), che costituiscono il prodotto residuo di antichi forni di fusione che sfruttavano i giacimenti metalliferi della zona.

Piccoli larici e betulle contornano la traccia ancora in ombra, mentre in alto il Plattè di Vazzeda e lo spigolo Gervasutti alla Cima di Valbona sono inondati di sole.

 

Alla ricerca delle “trone di preda soprafina” del Crap di Giümelin in Valmalenco

domenica, 5 novembre 2017

Conoscere lo spazio in cui si vive è l’unico potente antidoto contro chi vuol manipolare il paesaggio. Attraversiamo estese “gande” glaciali millenarie e attacchiamo il versante meridionale del Monte dell’Amianto, non lontano dal più noto Pizzo Cassandra. Il canale d’accesso è ripido, ricoperto di rocce rotte. Prendiamo quota, superando alcuni diedri rocciosi con passi d’arrampicata sino al III grado. Sembra impossibile, ma i cavatori e tornitori di pietra ollare (cloritoscisto) secoli fa salivano sino ai luoghi più inaccessibili, tra pareti a strapiombo, per ricercare la pietra migliore. A 2600m metri raggiungiamo il grande macigno in equilibrio detto “l’aquilone”.

Attorno, seminascoste da piccole frane, si aprono le cavità scavate dal sudore di uomini tenaci, con diverse scritte ed epigrafi, la più antica riporta la data 1560! Perlustriamo gli stretti cunicoli, decorati dai segni degli utensili, senza nessuna traccia di fori d’esplosivo.

Trovare l’accesso ed esplorare le misteriose e antiche cavità estrattive, indugiare e osservare ogni segno sulla montagna, crea un’intimità con i luoghi che difficilmente si ritrova nelle più quotate salite alpinistiche.

Note: grazie a Tommaso Vedovatti, cultore della Val Giumellino, per le preziose indicazioni!

Approfondimenti utili: “Segni di antiche attività in Valmalenco” di Silvio Gaggi.

Vecchie case che salvano le storie

domenica, 8 ottobre 2017

Nessun depliant turistico, nessuna guida (cartacea o in carne ed ossa) invita ad ascoltare case, frazioni o alpeggi abbandonati. Eppure la Valtellina è piena di vecchi nuclei lasciati senza cure, distribuiti e nascosti tra i boschi del fondovalle e mimetizzati tra le rupi dei pascoli alti.

Il soffitto in pietra a volta annerito dal fumo, l’armadio a muro colmo di bottiglie vuote e un vecchio cappello sgualcito appoggiato sulla panca, sanno raccontare molto più di tanti libri. Il focolare secolare posto al centro della stanza parla degli uomini e del loro sedersi attorno a cercare il caldo. Muri e suppellettili sono ancora lì, solo gli uomini sono soffiati via. Così le voci delle case abbandonate salvano le storie.

Bivacco

mercoledì, 16 agosto 2017

Non serve allontanarsi troppo da casa per vedere luoghi diversi. A volte basta scegliere cammini inconsueti per fare in modo che spazi noti si mostrino sotto una nuova luce. Osservare la valle dal culmine di uno sperone roccioso, con centinaia di luci là in basso provenienti delle abitazioni aperte solo per pochi giorni d’agosto, attiva curiosità e stabilisce un contatto speciale con quel che ci sta attorno.