Archivi per la categoria ‘arrampicata’

Il sole inonda il grande arco di pietra di Kundalini

domenica, 15 settembre 2019

Attacchiamo presto, il sole inonda la parete proprio sotto al grande arco di pietra.

La bellezza di un luogo è un fatto di sguardi, attivati dalla possibilità di cogliere una piccola meraviglia che da alla memoria un quadro e una atmosfera che ricorderemo a lungo, un privilegio accordato alla nostra esplorazione verticale.

 

Esplorazione al Russ del Giumellino

domenica, 28 luglio 2019

Una prima lunghezza ci porta ad un punto morto.

Attrezziamo la doppia su uno spuntone, scendiamo.

Le corde si incastrano. Le risaliamo nel vuoto, per sbrogliare l’incastro.

Riattacchiamo più a destra, per una placchetta e strapiombo, non facili da proteggere.

Il temporale si avvicina. Obliquiamo per rocce magnifiche e mughi verso il canale di discesa.

Una catasta di blocchi crea un foro curioso nella cresta rocciosa.

Nessuna vetta, ma gli imprevisti e le nuvole conserveranno il ricordo di questa giornata, forse ancor più di una cima radiosa e scontata.

Più metri in discesa. Disarrampicare!

mercoledì, 17 luglio 2019

La misura delle difficoltà che uno scalatore può affrontare in discesa, con sicura e piena coscienza delle proprie capacità, deve rappresentare l’estremo limite delle difficoltà che egli affronta in salita.

Scomodare la celebre frase di Paul Preuss è probabilmente démodé…mi è ritornata alla mente leggendo il recente exploit di Jim Reynolds sul Fitz Roy, percorso in salita e discesa, senza l’uso della corda..

Eppure la capacità di arrampicare in discesa è la più bistrattata e dimenticata in assoluto, nonostante sia un requisito indispensabile per praticare l’alpinismo..

Per questo, oltre al corso di “selvaticità” o di “camminar per gande”, mi piacerebbe realizzare un corso di disarrampicata.

Forse è meglio rinunciare ai “resting” su vie troppo difficili per il nostro livello e affrontare più metri in discesa, disarrampicando?

Petrografia tattile in Val Gerola

venerdì, 24 maggio 2019

Su queste rocce lisciate dai ghiacciai gli antichi camuni incisero la loro storia. Sono le stesse che affiorano in vaste zone delle prealpi lombarde, Valgerola inclusa.

Si tratta di arenarie e conglomerati grigio violacei (Verrucano Lombardo), testimonianza del lento smantellamento di antiche catene di montagne.

Arrampicare su queste rocce significa mettere le mani sui curiosi ciottoli di vulcaniti arrotondati e afferrare i quarzi sporgenti, una vera e propria lezione di petrografia “tattile” alla portata di tutti.

 

 

Increspature che indicano la via

sabato, 27 aprile 2019

Oggi le cime del Masino sono come vette del  Karakorum.

Le placche del Piezza asciugano in fretta con il vento da nord.

Le increspature del serizzo indicano in quale direzione muoversi, senza prevedibilità aprono la via.

Più si sale più si mettono a fuoco, paiono diventare sempre più evidenti, le passiamo da mano a piede, sino alla sommità.

Sommità del Remenno

domenica, 21 aprile 2019

Al Remenno si arrampica su decine di vie di ogni difficoltà.

Quasi tutti stazionano alla base del monolite, trascurandone la sommità.

Quassù nel corso di migliaia d’anni si è formato un ampio ripiano erboso, completamente staccato dalla vegetazione sottostante.

Accanto alle betulle si osservano le grandi fratture che solcano il parallelepipedo di granito.

Tra non molto fioriranno genziane, gigli e orchidee selvatiche.

 

Inseguendo le ombre al Ciatzun del Güs in Val di Togno

domenica, 6 gennaio 2019

Tenere la mente libera da disposizoni precostituite è il miglior modo per esplorare pareti fuori mano e salite dimenticate.

Placche di solido gneiss si alternano a sporgenze pianeggianti popolate da arbusti sempreverdi profumati (ginepro fenicio?)

Così, al riparo dal vento, saliamo alcune lunghezze della grande parete all’imbocco della Val di Togno, inseguendo le nostre ombre allungate sulle rocce.

Rocce al riparo dai venti ad Albareda

mercoledì, 2 gennaio 2019

Rocce al riparo dai venti.

L’inverno senza neve è il periodo migliore per arrampicare sulle pareti assolate di Albareda. Un piccolo anfiteatro di roccia ben esposto a sud, a 1400 metri di quota, lisciato dai ghiacciai e inciso da fessure verticali ed oblique.

“Sostituiranno l’aggettivo “libera” con “sportiva”, e tutte le altre parole del nostro sognare con “regole” e “disciplina”…..Vorrei, fino a quel giorno, cercare di mantenere libera l’arrampicata, libera di essere comoda o faticosa, prova sportiva o creazione artistica, comprensione interiore e spettacolo…” Andrea Gobetti, Rivista della Montagna 1990

 

 

Svelare i codici segreti (appigli) che la parete nasconde in sé.

mercoledì, 17 ottobre 2018

Ogni arrampicata ha linee diverse. Un buon punto di partenza è cercare di capire, poi si pensa a progredire verso l’alto.

“Cattoalcolisti” al Monte Piezza è una delle migliori scalate in placca del Masino. Qui ci si muove sul solidissimo “serizzo”, che va ben interpretato per svelare i codici segreti (appigli) che la parete nasconde in sé.

“Preda bóna del Giuèl”

mercoledì, 17 ottobre 2018

La “preda bóna del Giuèl” (pietra buona per ricavarvi piode) non è solo una pietra buona per essere tagliata a fette. Poche decine di metri ci separano da enormi fronti di cava che si aprono sopra la valle.

Scalare su queste curiose forme, modellate dagli antichi ghiacciai, fa conoscere il lavoro “giovellài” (generazioni di minatori che per secoli hanno estratto le piode da questi luoghi) più di quanto si possa immaginare. Così si inseguono, arrampicando, le porzioni di roccia affiorante comprese tra i “tai maèstri” (fessurazioni principali), per poi afferrare i “tai segundàri” con andamento liscio “tai lis” o ricurvo “tai rudùunt”.