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Giorni d’quinozio d’autunno al Disgrazia

martedì, 24 settembre 2019

Il piacere di una salita dipende anche da momento, dalla stagione, dalla sua luce.

In queste giorni gli odori si trasformano, cambiano i suoni e la temperatura, chiari e scuri si fronteggiano.

Ogni volta è qualcosa di diverso.

 

Cima di Valbona 3033m spigolo Gervasutti

giovedì, 15 agosto 2019

La scarsità di alpinisti tra queste cime è palese. Lunghi avvicinamenti, roccia non sempre solida e nessuna attrezzatura in loco (tre vecchi chiodi lungo la via), non rendono certo popolari le pareti.

Eppure la vastità degli ambienti, la storia alpinistica e la straordinaria diversità dei caratteri geologici, trasformano la salita in un’esperienza indimenticabile.

“Nessuno ha ancora salito lo spigolo e Corti sa che con Gervasutti in testa alla cordata potrà portarsi a casa il suo spigolo, e poi vuol fargli conoscere le valli del Bernina, a metà strada tra le Dolomiti e il Bianco. Il professore, l’ex studente e il capocordata salgono felicemente la Cima di Valbona incontrando passaggi di quinto grado.”  15 giugno 1933 prima salita. Desiderio di infinito: vita di Giusto Gervasutti – di Enrico Camanni.

 

Come una piccola barca a vela nella vastità del mare

lunedì, 5 agosto 2019

Salire lo Spigolo Nord del Badile significa allontanarsi dalla società organizzata, da quel che accade al piano, sino ad entrare per qualche ora in uno spazio libero. Così prendiamo il largo sullo Spigolo, come una piccola barca a vela nella vastità del mare, dove al posto di onde, correnti e alisei attraversiamo una grande distesa verticale di granito solidissimo..

Traversata del Disgrazia da Est a Ovest passando per la Corda Molla

mercoledì, 31 luglio 2019

Raggiungiamo i gendarmi lungo la cresta al primo chiarore del giorno.

Nessun segnale, cartello, catena o altra facilitazione indica il cammino.

La montagna si svela standoci dentro.

Leggendo le pieghe della roccia, scoviamo il passaggio più agevole, spesso invisibile da lontano, ma che ci fa guadagnare quota rapidamente.

Senza affanno, ma con un’arrampicata fluida e regolare, presto ci portiamo sotto le rocce sommitali.

Alle 8.30 siamo in cima, con la luce morbida che solo il primo mattino sa regalare.

Ancora una volta abbiamo assaporato una relazione vitale con gli elementi naturali.

Abbiamo investito di più nel rinunciare a ciò che è superfluo, concentrandoci sul passo, fermo e leggero, piuttosto che riempirci lo zaino di ferraglia eccedente.

Pulce dei ghiacciai alla Vadret Pers

martedì, 9 luglio 2019

Ore 9, Vadret Pers 3080m.

Sotto alle punte dei ramponi si osservano numerosissimi piccoli punti neri sparsi sulla superficie del ghiacciao.

Si distinguono a fatica ad occhio nudo, ma se li osserviamo con attenzione mostrano dei piccoli movimenti a scatti.

Si tratta della pulce dei ghiacciai, insetti che vivono sulla superficie del ghiaccio oltre i 3000 m; pare si nutrano soprattutto di polline trasportato dai venti e sono dotati di particolari proprietà anticongelanti che consentono loro di vivere a temperature sottozero!

Sfinge 2802m via dei Morbegnesi

venerdì, 28 giugno 2019

Due cervi, una volpe e una pernice bianca in abito nuziale, sono i primi inaspettati incontri di questa lunga e calda arrampicata in quota.

Nessun altro scalatore sulle cime della Valle dell’Oro, forse per la neve ancora abbondante alla base della parete.

Il granito perfetto, la fatica del lungo avvicinamento dal fondovalle, l’ospitalità di Graziano e Cristina del rifugio Omio, il bagno rigenerante nel torrente ghiacciato, rendono l’esperienza diversa da qualsiasi altra attività di svago…

Traversata Cambrena 3606m e Arlas 3375m

martedì, 25 giugno 2019

La montagna si sta rapidamente scrollando di dosso la neve residua di primavera.

Inseguiamo l’ombra e la neve portante al riparo dal calore dei raggi solari, mantenendoci il più possibile sul filo di cresta, lontani dai versanti battuti da continue valanghe spontanee a debole coesione.

Su questi terreni d’alta montagna, con zero termico proiettato verso i 5000m, l’unica cosa certa è che una nuova e inattesa condizione si svela ad ogni passo.

Monte Canale d’autunno

domenica, 4 novembre 2018

Sotto di noi si estende un buon tratto della  linea insubrica che con andamento Est-Ovest “incide” la Valtellina, tra il Passo dell’Aprica e l’Alto Lario.

Salire al Monte Canale 2522m d’autunno significa sfuggire al copione che suggerisce luoghi giusti e ambienti adatti secondo le tendenze del momento.

Qui ci si muove per spazi imprecisati, solitari e, soprattutto, per terreni non circoscritti.

 

Spiriti del vento e regno di Mongo attorno al Pizzo Tre Mogge 3441m

mercoledì, 24 ottobre 2018

Potenti raffiche ci investono appena raggiungiamo il Passo Tre Mogge 3014m. Qui il vento di caduta scavalca le Alpi e inizia a discendere le valli, con una temperatura via via superiore a quella originaria.

La luce radente investe la Vadret da Tremoggia, mentre osserviamo la Val di Fex che scende dritta sino al Lej da Segl.

La forza del vento ci distoglie da una salita per cresta, così ci ritroviamo a circumnavigare il gruppo Pizzo Tre Mogge, Malenco, Sassa D’entova.

Come sempre accade, un percorso inatteso e imprevisto ci stupisce ad ogni passo. Grandi spazi, ghiaccio, vento, luce d’autunno, nubi lenticolari e caos minerale rendono questi luoghi decisamente speciali.

Serpentine, filladi, micascisti, marmi e gneiss si alternano in un turbine di colori. Blocchi chiari di dolomia cristallina sono sparsi sul ghiacciaio, provengono dalla parte sommitale della montagna.

Difficile trovare qualcosa di simile persino in un colossal di fantascienza.

Forse solo il regno di Mongo di Flash Gordon (cit.) vi si può avvicinare?!

 

Traccia di memoria al Naso di Ghiaccio al Cambrena 3604m

mercoledì, 26 settembre 2018

Si allungano le ombre proiettate sulla Vadret da Pers e finalmente il termometro ritorna sotto allo zero dopo un’estate che sembrava non finire mai.

Attacchiamo lo sperone superando uno scivolo di ghiaccio coperto da detriti, tagliato da un dedalo di crepi, segno tangibile della sofferenza del ghiacciaio degli ultimi mesi. Il gelo immobilizza i frammenti di roccia sparsi lungo la parete. Nessuno si aggira nella grande comba glaciale che si estende tra il Palù e il Diavolezza.

La salita della calotta sommitale lascia una traccia nella memoria difficile da cancellare.