Archivi per la categoria ‘alleniamo l’esperienza’

Racconto dal Boshorn 3.268m

lunedì, 2 marzo 2020

Splendido regalo di compleanno.

Casella di posta in arrivo: “Ti invio un file che ho scritto questo lunedì.
Tutto bene? Io alla grande, sono molto contento dell’università; a presto!
L’ho scritto io ma è un pensiero di tutti.”

Ciao Michele, in questo momento di reclusione da Corona virus colgo l’occasione per scriverti una mail e raccontarti di una gita fatta giovedì scorso con Andre, Jack e un altro amico. Te la scrivo dopo aver letto il post su Stile Alpino del 17 febbraio (Laboratori d’esperienza per lo scialpinismo).

La meta era il Boshorn da Engiloch (Passo del Sempione). L’idea era di passare una bella giornata insieme, per staccare dall’università, godere della compagnia e della montagna nella sua totalità. Siamo partiti con un certo entusiasmo anche perchè eravamo “senza adulti”(*), la gita aveva un dislivello maggiore di tutte le altre “scialpinistiche” che avevamo fatto in precedenza e infine per arrivare in cima ci aspettava una cresta di roccia e neve da affrontare, lasciando gli sci alla base, con picozza e ramponi.

Non nascondo che un certo interesse per il dislivello, la velocità e la difficoltà rimane sempre. Però ciò su cui vorrei concentrarmi è un altro aspetto: le nostre parti del corpo maggiormente stimolate, non sono state tanto gambe e braccia, ma occhi, cuore e cervello.

In un primo senso perche siamo stati catalizzati dalla bellezza delle montagne che ci circondavano. In secondo luogo perchè siamo partiti con condizioni incerte. (Sapevamo infatti che fino a un paio di giorni prima la neve era dura e crostosa per causa del vento, difficilmente sciabile e poco godibile. Sapevamo inoltre che aveva nevicato nei due giorni precedenti la gita ma che il vento avrebbe traportato in giro la neve disponendola in modo non uniforme sui pendii della montagna. Dalle previsioni ci aspettavamo una giornata di sole e di lieve venticello.)

Partire nell’incertezza significa dover essere pronti a fronteggiare situazioni imperviste, che richiedono un costante esercizio di giudizio e valutazione.

A fondo valle abbiamo trovato neve morbida, ma già salendo i primi pendii, su una traccia fatta da una coppia di escursionisti davanti a noi, ci siamo accorti che nei punti esposti al vento la neve nuova era stata spazzata via ed era già “emersa” quella vecchia, invece in piccoli avvallamenti o canalini si era accumulata in buona dose la nuova neve. Proseguendo, la coppia davanti a noi ha preso un altra direzione, mentre noi abbiamo puntato alla nostra cima. Ci siamo trovati davanti a una montagna completamente selvaggia, senza nessuna traccia. Assistiti dal bel tempo abbiamo preso la direzione consigliata dalla relazione, cioè un ripido pendio esposto a nord. Salendo ci siamo resi conto del fatto che era molto difficile proseguire con quella pendenza ma soprattutto con la quantità di neve che si era accumulata (non si riusciva a fare l’infilata di punta!!). Dunque abbiamo attivato il nostro senso critico davanti alla situazione e abbiamo valutato che la cosa più ragionevole fosse togliere gli sci, legarli allo zaino e procedere a piedi. Siamo andati avanti io e Andre a turno perchè essendo i più leggeri riuscivamo a compattare dei gradini senza sprofondare nella neve fino all’anca rompendo tutti gli strati. Procedendo siamo arrivati a un pianoro dove calcolavamo di poter rimettere gli sci, ma il vento aveva spazzato via tutta la neve nuova e quindi i nostri calcoli. Ci siamo trovati su una neve marmorea (difficilmente sciabile) e in un vento  fortissimo che a momenti rendeva difficile la comunicazione. Quindi abbiamo deciso di lasciare gli sci in una buca al riparo dal vento (molto prima del previsto), di metterci i ramponi e procedere così fino alla base della cresta. La cresta era esposta al lato opposto al vento e quindi abbiamo avuto un momento di quiete, siamo saliti slegati, mentre, dopo una pausa di 5 minuti sulla cima, abbiamo valutato di scendere legati(abbiamo utilizzato la legatura senza imbrago che ci hai insegnato tu).

La vista era eccezionale: a 360 gradi su tutte le alpi. Una vista che ti fa sentire grande per la bellezza infinita che hai ricevuto gratuitamente, ma al contempo piccolo, perchè avverti la dismisura con la potenza della realtà.

 Finita la cresta, dopo ore nel vento forte abbiamo valutato che fosse necessario aumentare un po’ il passo per raggiungere gli sci e non perdere tempo. Convertiti gli sci in modalità discesa ci siamo tuffati velocemente nei pendii al riparo dal vento e ci siamo goduti una bella sciata fino a valle, coronata da una birra e dei salumi una volta arrivati alla macchina.

Questa stupenda giornata è stata l’ennesima occasione per scoprire che lo sci-alpinismo non è una gara o una prestazione, ma è avventura, esplorazione. Vita in un contesto naturale potente, imprevedibile davanti al quale possiamo solo cambiare noi stessi e i nostri piani, rispettosi, ma consapevoli del fatto di essere gli unici a poter intuire il significato di tale grandezza, con gli occhi, il cuore e la ragione.

(*) un’altra grande scoperta: eravamo 4 adulti!!

Laboratori d’esperienza per lo scialpinismo

lunedì, 17 febbraio 2020

Per praticare lo sciAlpinismo può essere utile sperimentare l’incertezza che caratterizza la montagna invernale, oltre che dedicarsi alla velocità e ai metri di dislivello macinati.

Per diventare sciatori di montagna occorre destreggiarsi e far fronte a situazioni impreviste, come il superamento di una balza rocciosa o tratti di neve ripida inaspettati che richiedono l’uso di corda, piccozza e ramponi.

Un piccolo laboratorio per allenare l’esperienza, porsi domande, prendere coscienza delle proprie capacità e limiti, utile per affrontare nuove salite.

Prime esplorazioni fuori dai tracciati

lunedì, 9 dicembre 2019

Attraversiamo stranezze. All’ombra la neve è come farina, a tratti la superficie è ricoperta di grossi cristalli di brina, mentre nei versanti assolati più ripidi compare la prima “crosta”, dovuta a fusione e rigelo.

Mettiamo in movimento i pensieri, alimentati dal gusto di questa prima esplorazione fuori dai tracciati.

Le informazioni tecniche supportano il percorrere la neve con gli sci, ancora tutta da decifrare e da scoprire.

Nessuna verità, ma tante domande ci portano più lontano di qualsiasi sapere.

Petrografia tattile in Val Gerola

venerdì, 24 maggio 2019

Su queste rocce lisciate dai ghiacciai gli antichi camuni incisero la loro storia. Sono le stesse che affiorano in vaste zone delle prealpi lombarde, Valgerola inclusa.

Si tratta di arenarie e conglomerati grigio violacei (Verrucano Lombardo), testimonianza del lento smantellamento di antiche catene di montagne.

Arrampicare su queste rocce significa mettere le mani sui curiosi ciottoli di vulcaniti arrotondati e afferrare i quarzi sporgenti, una vera e propria lezione di petrografia “tattile” alla portata di tutti.

 

 

Primo campus esperienziale Vendül

sabato, 11 maggio 2019

Qui trovate tutte le informazioni

Porsi domande oltre ai buoni consigli

sabato, 11 maggio 2019

Lezioni in rete, video, manuali e articoli su riviste di settore traboccano di buoni consigli destinati ai neofiti della montagna. Quasi sempre si tratta di ottimi suggerimenti tecnici, corredati da mille ingegnosità pratiche.

A volte però mi chiedo se non valga la pena di cominciare a chiedersi per quale motivo investiamo tempo ed energie per salire in cima alle montagne. George Mallory liquidò abilmente la domanda con una risposta geniale: “Perché sono lì”.

Forse è più semplice provare a spiegare quando è meglio non avvicinarle.

Ad esempio meglio non salirle per assecondare la pressione sociale o la moda del momento, oppure quando la scalata è mossa da una razionalizzazione eccessiva o dall’arroganza di arrivare per forza in cima.

Tutte situazioni che contribuiscono a distogliere l’ascolto di quel che ci circonda, circostanza che amplifica le condizioni di rischio già presenti in parete.

In fondo andiamo lassù per imparare a far fronte in maniera positiva a situazioni anche faticose o difficili, conservando la propria identità, ma soprattutto per accrescere la sensibilità di fronte a luoghi di rara bellezza e alle opportunità positive che la scalata sa offrire.

Così riconosciamo che il rischio e l’incertezza sono uno strumento utile per la crescita e lo sviluppo, personale e umano.

Fare attenzione e ammettere l’interdipendenza di tanti fattori, dagli ambienti fisici attraversati al nostro stato d’animo, sono primo passo per affrontare al meglio la nostra esplorazione verticale.

E’ bello salire le montagne perché abbiamo la possibilità di sperimentare la gioia, la consapevolezza fisica, dei propri miglioramenti, con l’accettazione dei propri limiti.

Percorrere la montagna senza troppo badare alla direzione

lunedì, 8 aprile 2019

Percorrere la montagna senza troppo badare alla direzione, lasciandosi guidare dai pendii che meglio si prestano alla risalita con le pelli in una giornata grigia, fa incappare in un sacco di cose interessanti.

Qui le nuvole basse non lasciano spazio alla noia. Si passa di sorpresa in sorpresa: impronte di gallo forcello, il dormitorio del picchio, rocce brune per arrampicare, larici solitari, turbini di fiocchi di neve, licheni “fluo” agrappati a tronchi secolari, white out totale e una neve prima crostosa poi fradicia che non ci fa fare una curva ma insegna un sacco di cose.

 

Piccoli esploratori dell’inaspettato tra la Vadret Pers e la Vadret da Morteratsch

lunedì, 1 aprile 2019

Turista della neve è chi segue piste delimitate e controllate, prive di ogni sorpresa.

Turisti sono pure gli atleti formidabili dello skialp che fra pochi giorni si potranno ammirare dalle apposite tribune allestite ai 3000 m del Passo Presena, accompagnati da un “incredibile spettacolo pirotecnico”.

Noi ci accontentiamo d’essere piccoli esploratori dell’inaspettato, senza la necessità di riempire la giornata in base ad un programma, liberi di muoverci entro percorsi non codificati.

 

Montagne nate dal fuoco e dal mare

lunedì, 25 marzo 2019

Puntiamo alla depressione all’inizio della cresta NNE della Cima di Vazzeda, nei pressi di un obelisco di rocce chiare che sovrasta il bacino del Forno.

Sciare lungo il Plattè di Vazzeda va oltre l’esecuzione di belle curve, significa scivolare al cospetto di montagne nate dal fuoco e dal mare.

Qui gli scuri basalti del Monte del Forno si accostano al granito dello spigolo Gervasutti alla Valbona, in contatto diretto con i marmi calcarei e dolomitici della Cima di Vazzeda…

Quanto siamo fortunati a sperimentare così intensamente il mondo fisico? Di avere tempo di indugiare e farsi delle domande per cogliere gli aspetti più sottili di ciò che ci circonda?

Disegnare la natura

giovedì, 21 marzo 2019

Siglare la neve con linee e curve che si adattano alle forme della montagna significa disegnare ciò che appassiona. Così la spigolosa traccia di salita merita d’esser lasciata intatta, non intersecata dagli archi di curva della discesa che s’allargano ad abbracciare l’immacolato alto bacino del ghiacciaio del Ventina.