Archivi per la categoria ‘alleniamo l’esperienza’

Sole e tempesta sulla “Corda Molla” al Disgrazia

sabato, 21 luglio 2018

Non c’è tempo per fermarsi a scattare foto di vetta, nubi scure avvolgono rapidamente la montagna. Passiamo subito le corde nell’anello di calata fissato al bivacco sotto la cima. Dieci “doppie” da venticinque metri ci depositano nell’alto bacino di accumulo del ghiacciaio del Ventina. Il temporale proveniente da ovest passa velocemente e ora investe le montagne attorno al Bernina. Improvvisamente il sole torna ad illuminare la grande crepaccia terminale che ci separa dalla riconquista della dimensione orizzontale. Così l’alpinismo ci denuda e ci ricorda umiltà e bellezza della nostra condizione. Per i Nativi americani rocce, ghiaccio, luci, nuvole e tempesta non sono solo ciò che sembrano, ma sono anche degli spiriti di cui occorre guadagnarsi la protezione o quanto meno non offendere mai…

Sàs di durt o la mole?

sabato, 7 luglio 2018

Per gli alpigiani è il “sàs di durt”, i primi salitori all’inizio degli anni ’80 la indicarono come “la mole”. E’ la compatta parete alta circa sessanta metri solcata da una netta fessura che si affaccia sopra gli alti pascoli della Val Poschiavina.

Camminare un paio d’ore per salire poche lunghezze di corda, di difficoltà “classiche”, tutte da proteggere, con la presenza di qualche lama e spuntone mobile da maneggiare con cura, non costituisce grande richiamo per la maggior parte degli arrampicatori.

Luci, forme, stile d’arrampicata, isolamento e sguardo sui ghiacciai del Bernina restituiscono nondimeno una giornata tutta da ricordare!

p.s. al rientro fermatevi alle lillipuziane case dell’alpeggio dove potrete acquistare a buon prezzo un formaggio favoloso!

 

Sperimentare nuovi o dimenticati equilibri

sabato, 9 giugno 2018

Esplorare pascoli, rocce, boschi e torrenti è una risorsa, la più semplice, libera ed elementare del corpo.
Un rimedio sempre più assente nel nostro tempo.
Qui non è necessario fare un risultato, solo provare nuovi o dimenticati equilibri, diversi ritmi del passo, esercitare la volontà di sperimentare piacere o fatica, in una comunicazione continua tra il corpo e le sue risposte, in costante relazione con gli ambienti attraversati. #laulamiglioreèfuori

Mani sulla roccia riscaldata dal sole alla Sentinella della Vergine

domenica, 3 giugno 2018

Non esiste guida d’arrampicata o alpinistica che possa descrivere il piacere di mettere le mani sulla roccia riscaldata dal sole.

C’è qualcosa di immediatamente reale in quello che proviamo mentre ci muoviamo in parete e ci adattiamo alle forme della roccia.

Scrutiamo verso l’alto cercando la via, tra cascatelle d’acqua, placche, diedri e piccoli strapiombi.

Osserviamo da un’insolita prospettiva la vedretta del Ventina ancora ricoperta dalla neve residua di primavera e le sue imponenti morene laterali, l’odore della neve in rapida fusione e del ghiacciaio sale dal basso, trasportato dall’aria come una scia di profumo.

Mappa del racconto

mercoledì, 30 maggio 2018

La cartografia moderna è una scienza quasi esatta, fatta apposta per eliminare ogni soggettività.
E’ basata sulla geometria della griglia, che codifica lo spazio, all’interno del quale ogni elemento è riconducibile ad un insieme di coordinate, così da consentire una precisa individuazione di ogni punto.
Prima del XVI secolo la cartografia era qualcosa che si avvicinava di più ad un racconto, che lasciava ampio spazio all’incertezza, allo stupore e alla memoria.
Distanze non in scala e riferimenti ambientali deformati e ingigantiti rappresentano i luoghi così come sono percepiti dall’individuo che li percorre.
Profili di rocce caratteristiche, alberi, case e torrenti, sono evidenziati come elementi e parametri vissuti entro una storia.
Impiegare una mappa del “racconto” al posto delle consuete carte topografiche, può aiutare a migliorare la nostra percezione del territorio.
Una cartografia speditiva, realizzata “su misura, anche se provvisoria ed imprecisa, incuriosisce ed aiuta ad attivare i sensi.

Abbassiamo il livello

domenica, 27 maggio 2018

Alzare il livello di difficoltà in arrampicata è probabilmente l’obiettivo principale di tanti praticanti e numerosi somministratori di corsi di vario tipo in seno a club alpini, guide, e associazioni sportive…

Per fare questo si insegna correttamente ad assicurare, a progredire, a volare, distinguere fix, spit, resine, chilonewton, piastrine gigi e freni tuber, destreggiarsi in nodologia e identificare al buio cordini dinamici precuciti da quelli in kevlar e dynema…

Percepire il baricentro, distinguere fasi statiche e dinamiche, favorire preensioni favorevoli, rilassare il diaframma, focalizzare schemi motori, gestire la progressione incrociata, in ambio, fare il triangolo, la sfalzata, la spaccata, la sostituzione e il vertice fisso!!

Tutto perfetto! Anche se a volte può capitare che la mole di informazioni da elaborare e l’ansia da prestazione, trasformino un piacevole momento di svago, sport, conoscenza e incontro con la natura, in un’attività non dissimile dal lavoro stressante da cui si desidera fuggire per qualche momento.

Abbassare il livello significa puntare ad esperienze meno dipendenti dal grado di difficoltà, mirando non solo a percorsi ben accessibili al proprio livello, ma che consentano soprattutto di essere messi a fuoco completamente, così da essere affrontati con maggiore autonomia e indipendenza.

Spuntare una sterminata checklist di tecniche e procedure non è sufficiente a tenere a bada la paura e a ragionare su come poter vivere bene entro un contesto verticale, soprattutto quando spingiamo unicamente sul superamento della difficoltà.

Per questo abbassare il livello non è da intendersi come una regressione, ma un invito a sperimentare il gioco, la scoperta di sé e dell’ambiente, con una scelta di obiettivi solo in apparenza più facili, che ci danno l’opportunità di vivere meglio quel contesto, tollerare e comprendere i rischi insiti in ogni attività condotta negli ambienti naturali e, alla fine, scalare con migliore efficacia e con meno fatica.

Viaggio in verticale e dettagli da distinguere

sabato, 26 maggio 2018

Viaggiare in verticale si fa interessante quando accanto agli appigli da decifrare riusciamo a fare nuovi incontri e a distinguere ogni particolare.

Nella foto: giglio rosso solitario cresce nelle poco ospitali fessure delle pareti di serpentinite lisciate dai ghiacciai in Val Lanterna, qui curiosamentea a tratti ricoperte da una patina carbonatica.

A piedi nudi nell’erba

martedì, 15 maggio 2018

Abbandonare le scarpe aiuta a pensare. I nostri piedi passano continuamente da scarpe a scarponi a pantofole e trovano libertà solo in pochi giorni di vacanza al mare.

Eppure camminare per qualche tratto a piedi nudi nell’erba è semplice, naturale e alla portata di tutti, anche se pare essere diventata un’esperienza rara. In fondo da un paio di milioni di anni l’uomo si è evoluto nel proprio ambiente naturale senza l’aiuto delle scarpe…

Mettere a fuoco l’attenzione su Luna Nascente

sabato, 12 maggio 2018

Solo quando mettiamo completamente a fuoco la nostra attenzione possiamo incontrare la roccia e gli ambienti che ci circondano.

Cercare un’intelligente sensibilità aiuta ad arrampicare su questo granito. O viceversa?

Azioni inaspettate che restano vive nella memoria

martedì, 1 maggio 2018

Il ricordo di attività pianificate con cura svaniscono presto dalla memoria, al contrario di azioni spontanee, inaspettate, come attraversare il Mallero gonfio d’acqua del disgelo, camminando sopra grandi valanghe di primavera che hanno invaso lunghi tratti d’alveo.