Archivi per la categoria ‘alleniamo l’esperienza’

Vado e vedo

lunedì, 15 Marzo 2021

Sempre più spesso, con i miei compagni d’avventura sulla neve, sperimentiamo il percorso costruito passo dopo passo, senza mete prestabilite.

A partire da un’ispirazione, uno spazio da esplorare, ci lasciamo guidare dalla curiosità, dall’interpretazione dei versanti, dalla qualità della neve sino a comporre escursioni inaspettate.

Senza destinazioni precise, lasciamo campo libero all’intuizione, dosando impegno, fatica e difficoltà in base allo stato di forma mentale e fisica del momento.

L’imprevedibilità del tracciato si svela ad ogni istante, rafforzando attenzione e relazione con quel che ci circonda. E’ il trionfo dell’improvvisazione, intesa non come avanzare maldestro o a caso, ma prontezza a gestire e condividere l’inatteso, aggirare l’ostacolo, tornare sui propri passi o scovare la via d’uscita dopo aver imboccato un canale dallo sbocco incerto…

Montagna e processi d’apprendimento divergenti

mercoledì, 20 Gennaio 2021

Lo straripante interesse per scialpinismo, sci fuoripista ed escursionismo invernale, in parte collegato allo stop forzato degli impianti di risalita, si accompagna con un’autentica valanga di suggerimenti dedicati alle attrezzature, regole, raccomandazioni, decaloghi, moniti e avvertimenti.

Conoscere tutto ciò, intendiamoci, è sacrosanto, e solo un folle potrebbe ignorare i buoni consigli.

Forse quello che sfugge alla corrente principale di comunicazione, è ricordare ad ogni frequentatore della montagna bianca che imparare a prendere decisioni richiede assai più formazione che imparare a tenersi in forma, analizzare la stratigrafia della neve, interpretare le previsioni nivometeorologiche e gestire attrezzi e strumenti salvavita.

In pratica essere allenati, essere esperti di “scienze della neve” e di “autosoccorso” automaticamente non ci fa diventare abili nei processi decisionali.

Sono, infatti, processi d’apprendimento divergenti, il che non significa rinunciare alle informazioni circolanti consolidate, ma incentivare e prendere in considerazione anche quella gigantesca sfera di fattori umani condizionanti, da esplorare e approfondire, per aiutarci prendere ogni decisione in montagna. Decisioni che dettano il comportamento, comportamento che sta alla base della quasi totalità degli errori.

Come indagare dunque i percorsi di consapevolezza e messa a fuoco di intelligenti cautele? Come agevolare la percezione di atti umani insicuri o identificare le “trappole” di errore?

Contattatemi per una sperimentazione attiva e reale durante un’ascensione.

Assicurare l’insicurezza e pensare i pensieri

mercoledì, 13 Gennaio 2021

Scalare sul ghiaccio è un’appassionata superfluità.

Come è noto il rischio educativo dell’iperprotezione ci costringe al sicuro, evitando tutto ciò che comporta fatica, contraddizione, sforzo.

Esiste però un diritto di mettere alla prova, con giudizio e senza abbandonarsi al caso, le proprie capacità.

Illudersi di mettersi al sicuro rinunciando alla sperimentazione non fa altro che aumentare le nostre fragilità.

Arrampicare su ghiaccio è esattamente il contrario della logica imperante della vita di oggi che pretende di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Qui ad ogni passo occorre comprendere come si fa quel che si fa e cosa si pensa mentre si sale, con il risultato inaspettato di dedicare tempo vivo a sentire il ghiaccio sotto i colpi delle picche e i  processi del proprio pensiero.

Cordata a mano

giovedì, 3 Dicembre 2020

Dopo aver appreso dal portale del quotidiano colorato più letto dello stivale che per vivere la montagna con “rispetto” occorre “essere equipaggiati” e “conoscere le regole”, non resta che inneggiare allo stravolgimento dell’ordine prestabilito.

Regole e attrezzi possono toglierci dai guai entro spazi artificiali, circoscritti, delimitati e noti in tutte le sue parti.

Dentro la montagna, incerta e variabile per definizione, fanno semplicemente parte degli “strumenti” a disposizione, probabilmente tra le risorse meno adatte a promuovere attenzione, percezione, conoscenza e rispetto per gli ambienti attraversati.

L’autentica ripresa post covid non può che rifuggire da precetti e arnesi per passare alla “cordata a mano”, elementare, educativa, minimale, fraterna, essenziale e creativa.

La difficoltà di prendere decisioni in montagna

lunedì, 5 Ottobre 2020

Qui ed ora cosa accade?

Disporre di una reale consapevolezza del quadro delle cose attorno a noi è condizione necessaria per valutare una situazione e per prendere qualsiasi decisione, non solo in montagna.

La nostra valutazione del momento e del contesto in cui ci troviamo dipende solo in parte dalle nostre conoscenze, soprattutto quando ci infiliamo nei guai e con poco tempo per operare scelte fra diverse possibilità.

Gran parte dei corsi in circolazione propongono eccelse sessioni di formazione tecnica: cosa mettere nello zaino, quali scarponi indossare, saper usare piccozza e ramponi, kit da ferrata, ARTVA pala e sonda, come pianificare la gita, le manovre di corda, arrampicata in fessura, off-width, multipitch, autosoccorso, paranchi, discensori, fare nodi, sciare, usare GPS…

Per mettere a fuoco quel complesso archivio che abbiamo in testa, fatto non solo di competenze, ma da mille sfumature personali legate al vissuto di ciascuno di noi e alle condizioni del momento, proveremo a muoverci in contesti non convenzionali, utili a farci percepire gli ambienti attorno a noi, rapportandoli alla capacità di movimento, attraverso il dono dei sensi, ancor prima di dover ricorrere a qualsiasi strumento o tecnologia.

Ecco alcune idee e “corsi” in programma per poter sperimentare nuove vie e farsi alcune domande.

L’adozione pedissequa di modelli funziona sempre?

L’assunzione di ciò che conferma l’ipotesi a noi congeniale è sempre la miglior via?

Gli stereotipi creano correlazioni reali?

Racconto dal Boshorn 3.268m

lunedì, 2 Marzo 2020

Splendido regalo di compleanno.

Casella di posta in arrivo: “Ti invio un file che ho scritto questo lunedì.
Tutto bene? Io alla grande, sono molto contento dell’università; a presto!
L’ho scritto io ma è un pensiero di tutti.”

Ciao Michele, in questo momento di reclusione da Corona virus colgo l’occasione per scriverti una mail e raccontarti di una gita fatta giovedì scorso con Andre, Jack e un altro amico. Te la scrivo dopo aver letto il post su Stile Alpino del 17 febbraio (Laboratori d’esperienza per lo scialpinismo).

La meta era il Boshorn da Engiloch (Passo del Sempione). L’idea era di passare una bella giornata insieme, per staccare dall’università, godere della compagnia e della montagna nella sua totalità. Siamo partiti con un certo entusiasmo anche perchè eravamo “senza adulti”(*), la gita aveva un dislivello maggiore di tutte le altre “scialpinistiche” che avevamo fatto in precedenza e infine per arrivare in cima ci aspettava una cresta di roccia e neve da affrontare, lasciando gli sci alla base, con picozza e ramponi.

Non nascondo che un certo interesse per il dislivello, la velocità e la difficoltà rimane sempre. Però ciò su cui vorrei concentrarmi è un altro aspetto: le nostre parti del corpo maggiormente stimolate, non sono state tanto gambe e braccia, ma occhi, cuore e cervello.

In un primo senso perche siamo stati catalizzati dalla bellezza delle montagne che ci circondavano. In secondo luogo perchè siamo partiti con condizioni incerte. (Sapevamo infatti che fino a un paio di giorni prima la neve era dura e crostosa per causa del vento, difficilmente sciabile e poco godibile. Sapevamo inoltre che aveva nevicato nei due giorni precedenti la gita ma che il vento avrebbe traportato in giro la neve disponendola in modo non uniforme sui pendii della montagna. Dalle previsioni ci aspettavamo una giornata di sole e di lieve venticello.)

Partire nell’incertezza significa dover essere pronti a fronteggiare situazioni imperviste, che richiedono un costante esercizio di giudizio e valutazione.

A fondo valle abbiamo trovato neve morbida, ma già salendo i primi pendii, su una traccia fatta da una coppia di escursionisti davanti a noi, ci siamo accorti che nei punti esposti al vento la neve nuova era stata spazzata via ed era già “emersa” quella vecchia, invece in piccoli avvallamenti o canalini si era accumulata in buona dose la nuova neve. Proseguendo, la coppia davanti a noi ha preso un altra direzione, mentre noi abbiamo puntato alla nostra cima. Ci siamo trovati davanti a una montagna completamente selvaggia, senza nessuna traccia. Assistiti dal bel tempo abbiamo preso la direzione consigliata dalla relazione, cioè un ripido pendio esposto a nord. Salendo ci siamo resi conto del fatto che era molto difficile proseguire con quella pendenza ma soprattutto con la quantità di neve che si era accumulata (non si riusciva a fare l’infilata di punta!!). Dunque abbiamo attivato il nostro senso critico davanti alla situazione e abbiamo valutato che la cosa più ragionevole fosse togliere gli sci, legarli allo zaino e procedere a piedi. Siamo andati avanti io e Andre a turno perchè essendo i più leggeri riuscivamo a compattare dei gradini senza sprofondare nella neve fino all’anca rompendo tutti gli strati. Procedendo siamo arrivati a un pianoro dove calcolavamo di poter rimettere gli sci, ma il vento aveva spazzato via tutta la neve nuova e quindi i nostri calcoli. Ci siamo trovati su una neve marmorea (difficilmente sciabile) e in un vento  fortissimo che a momenti rendeva difficile la comunicazione. Quindi abbiamo deciso di lasciare gli sci in una buca al riparo dal vento (molto prima del previsto), di metterci i ramponi e procedere così fino alla base della cresta. La cresta era esposta al lato opposto al vento e quindi abbiamo avuto un momento di quiete, siamo saliti slegati, mentre, dopo una pausa di 5 minuti sulla cima, abbiamo valutato di scendere legati(abbiamo utilizzato la legatura senza imbrago che ci hai insegnato tu).

La vista era eccezionale: a 360 gradi su tutte le alpi. Una vista che ti fa sentire grande per la bellezza infinita che hai ricevuto gratuitamente, ma al contempo piccolo, perchè avverti la dismisura con la potenza della realtà.

 Finita la cresta, dopo ore nel vento forte abbiamo valutato che fosse necessario aumentare un po’ il passo per raggiungere gli sci e non perdere tempo. Convertiti gli sci in modalità discesa ci siamo tuffati velocemente nei pendii al riparo dal vento e ci siamo goduti una bella sciata fino a valle, coronata da una birra e dei salumi una volta arrivati alla macchina.

Questa stupenda giornata è stata l’ennesima occasione per scoprire che lo sci-alpinismo non è una gara o una prestazione, ma è avventura, esplorazione. Vita in un contesto naturale potente, imprevedibile davanti al quale possiamo solo cambiare noi stessi e i nostri piani, rispettosi, ma consapevoli del fatto di essere gli unici a poter intuire il significato di tale grandezza, con gli occhi, il cuore e la ragione.

(*) un’altra grande scoperta: eravamo 4 adulti!!

Laboratori d’esperienza per lo scialpinismo

lunedì, 17 Febbraio 2020

Per praticare lo sciAlpinismo può essere utile sperimentare l’incertezza che caratterizza la montagna invernale, oltre che dedicarsi alla velocità e ai metri di dislivello macinati.

Per diventare sciatori di montagna occorre destreggiarsi e far fronte a situazioni impreviste, come il superamento di una balza rocciosa o tratti di neve ripida inaspettati che richiedono l’uso di corda, piccozza e ramponi.

Un piccolo laboratorio per allenare l’esperienza, porsi domande, prendere coscienza delle proprie capacità e limiti, utile per affrontare nuove salite.

Prime esplorazioni fuori dai tracciati

lunedì, 9 Dicembre 2019

Attraversiamo stranezze. All’ombra la neve è come farina, a tratti la superficie è ricoperta di grossi cristalli di brina, mentre nei versanti assolati più ripidi compare la prima “crosta”, dovuta a fusione e rigelo.

Mettiamo in movimento i pensieri, alimentati dal gusto di questa prima esplorazione fuori dai tracciati.

Le informazioni tecniche supportano il percorrere la neve con gli sci, ancora tutta da decifrare e da scoprire.

Nessuna verità, ma tante domande ci portano più lontano di qualsiasi sapere.

Petrografia tattile in Val Gerola

venerdì, 24 Maggio 2019

Su queste rocce lisciate dai ghiacciai gli antichi camuni incisero la loro storia. Sono le stesse che affiorano in vaste zone delle prealpi lombarde, Valgerola inclusa.

Si tratta di arenarie e conglomerati grigio violacei (Verrucano Lombardo), testimonianza del lento smantellamento di antiche catene di montagne.

Arrampicare su queste rocce significa mettere le mani sui curiosi ciottoli di vulcaniti arrotondati e afferrare i quarzi sporgenti, una vera e propria lezione di petrografia “tattile” alla portata di tutti.

 

 

Primo campus esperienziale Vendül

sabato, 11 Maggio 2019

Qui trovate tutte le informazioni