Val di Mello, quanto servirebbe un bell’orecchio acerbo!

E’ inutile, i luoghi “selvaggi” più accessibili non sopravvivono al pensiero dominante che li vuole ordinati e delimitati per forza.

Pare proprio che l’unico modo per udire la voce di rocce, alberi, torrenti ed animali, sia quella di possedere un “orecchio acerbo”, il solo in grado di capire le voci che gli adulti non sanno più ascoltare e soprattutto intendere.

Gli elementi naturali non hanno nessun ascolto da parte di chi è impossibilitato ad intenderne la voce, da chi ha un pensiero unico che li riduce ad un bell’oggetto, separato, muto e a disposizione delle azioni umane.

Vogliamo “spazi” da “gestire” e favole da raccontare, anche se la vita corrente le consuma in un attimo.

Spazi inquadrati come contenitori utili allo svago, oppure luoghi minacciosi da evitare, mai intesi semplicemente come non-addomesticati, preziosi per tutti, gli unici capaci di favorire esperienze più profonde rispetto alla quotidianità.

 

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