Archive del 2018

L’aula migliore è fuori 3

venerdì, 26 ottobre 2018

Trasportare l’aula in questi luoghi facilita la comprensione della complessità, aiuta a prestare attenzione alle dinamiche, alle relazioni. Qui è possibile favorire adattamenti, l’apprendimento e incoraggiare la condivisione di responsabilità. Grazie a Kong per la fiducia accordata a Vendül.
#VendülFormazione
#laulaMiglioreèFuori

 

Spiriti del vento e regno di Mongo attorno al Pizzo Tre Mogge 3441m

mercoledì, 24 ottobre 2018

Potenti raffiche ci investono appena raggiungiamo il Passo Tre Mogge 3014m. Qui il vento di caduta scavalca le Alpi e inizia a discendere le valli, con una temperatura via via superiore a quella originaria.

La luce radente investe la Vadret da Tremoggia, mentre osserviamo la Val di Fex che scende dritta sino al Lej da Segl.

La forza del vento ci distoglie da una salita per cresta, così ci ritroviamo a circumnavigare il gruppo Pizzo Tre Mogge, Malenco, Sassa D’entova.

Come sempre accade, un percorso inatteso e imprevisto ci stupisce ad ogni passo. Grandi spazi, ghiaccio, vento, luce d’autunno, nubi lenticolari e caos minerale rendono questi luoghi decisamente speciali.

Serpentine, filladi, micascisti, marmi e gneiss si alternano in un turbine di colori. Blocchi chiari di dolomia cristallina sono sparsi sul ghiacciaio, provengono dalla parte sommitale della montagna.

Difficile trovare qualcosa di simile persino in un colossal di fantascienza.

Forse solo il regno di Mongo di Flash Gordon (cit.) vi si può avvicinare?!

 

Svelare i codici segreti (appigli) che la parete nasconde in sé.

mercoledì, 17 ottobre 2018

Ogni arrampicata ha linee diverse. Un buon punto di partenza è cercare di capire, poi si pensa a progredire verso l’alto.

“Cattoalcolisti” al Monte Piezza è una delle migliori scalate in placca del Masino. Qui ci si muove sul solidissimo “serizzo”, che va ben interpretato per svelare i codici segreti (appigli) che la parete nasconde in sé.

“Preda bóna del Giuèl”

mercoledì, 17 ottobre 2018

La “preda bóna del Giuèl” (pietra buona per ricavarvi piode) non è solo una pietra buona per essere tagliata a fette. Poche decine di metri ci separano da enormi fronti di cava che si aprono sopra la valle.

Scalare su queste curiose forme, modellate dagli antichi ghiacciai, fa conoscere il lavoro “giovellài” (generazioni di minatori che per secoli hanno estratto le piode da questi luoghi) più di quanto si possa immaginare. Così si inseguono, arrampicando, le porzioni di roccia affiorante comprese tra i “tai maèstri” (fessurazioni principali), per poi afferrare i “tai segundàri” con andamento liscio “tai lis” o ricurvo “tai rudùunt”.

 

Abituali e invisibili

domenica, 14 ottobre 2018

Certe cose ci appaiono così abituali da diventare inavvertibili. Ci limitiamo ad assegnare loro un nome, perdendo la possibilità di conoscerle un po’ meglio.

Afferriamo gli appigli senza accorgerci dei minerali nascosti sotto ai polpastrelli, spazzoliamo la magnesite in eccesso buttando uno sguardo distratto ai coleotteri che si radunano sulla pietra in questi giorni d’autunno.

Focalizzare l’attenzione

lunedì, 8 ottobre 2018

E’ possibile focalizzare l’attenzione favorendo l’immersione nel mondo fisico che ci circonda. Attivare la ricerca di piccoli frammenti di colore bruno, concentrati lungo pochi metri di un sentiero d’alta montagna, può svelare un racconto inaspettato.

Si tratta di antichissime scorie di fusione derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti di rame sparsi in alta Valmalenco.

Recenti studi hanno svelato che sin dal VIII – V sec a.C. in vaste zone delle Alpi i minatori ricavarono il rame a partire da minerali di ferro e solfuri di rame, fusi direttamente in loco. Degli antichi forni fusori non vi è più traccia, mentre con occhio attento, percorrendo i sentieri, si possono ritrovare le scorie residuali costituite da frammenti di pochi centimetri, lisce e ricoperte da vacuoli, riconducibili alla prima età del Ferro. Segno che in epoca lontana tra queste montagne dovevano aggirarsi prospettori minerari, minatori e fonditori del minerale grezzo in quota.

 

Prepararsi ad essere impreparati

lunedì, 8 ottobre 2018
Prepararsi ad essere impreparati, ovvero allenare l’esperienza di decidere in situazioni complesse.
Esplorare il contesto, attivare attenzioni dimenticate, condividere sguardi e punti di osservazione differenti aggiungono un tassello ad un percorso formativo incentrato su “l’arte di decidere”.
Due giorni di apprendimento in natura Con SDA Bocconi School of Management a cui va un grazie per la fiducia che ha riposto in #vendül.

#VendülFormazione
#laulaMiglioreèFuori

 

 

Ricercare un’appropriata fiducia

domenica, 30 settembre 2018

Ristabilire un contatto diretto e sensibile con pascoli, rocce, boschi e torrenti ci fa ricordare come la nostra salute fisica e mentale sia strettamente legata al mondo naturale.

Quì è possibile ricercare un’appropriata fiducia, verso noi stessi e i compagni d’avventura. L’esperienza aiuta a liberarci da ciò che ci vincola, impedisce, o più semplicemente “trattiene in basso”.

Un altro giro di giostra

sabato, 29 settembre 2018

Giorni fa mi aggiravo in Val Tartano, all’interno della grande paleofrana della Pruna, tra massi cicopici, boschi d’abete bianco e tappeti di muschio che ricoprono tracce di antichi sentieri abbandonati.  Osservavo il nuovo ponte sospeso, spuntato come un fungo a poca distanza, a collegare i ripidi versanti della valle.

“Pagando un biglietto di 5 euro è possibile infatti spostarsi da un versante all’altro della montagna immersi in un paesaggio da cartolina.” Recitano i comunicati diramati dai tiggì.

Ancora non sapevo del ticket, né della successiva inaugurazione in pompa magna della nuova attrazione da “brividi”. La reazione istintiva ancora una volta è stata di disapprovazione, ecco un altro giro di giostra, un’ulteriore spettacolarizzazione decadente della montagna, pensavo tra me, considerando che in un’ora di cammino lungo il sentiero che guada il torrente sul fondovalle, avevo riguadagnato una quota prossima a quella raggiunta dal nuovo incanto di metallo per turisti armati di “selfie stick”.

Osservando la processione adorante e sospesa mostrata dalle foto mi sono dovuto ricredere.

Se tutta questa gente resta appollaiata sul ponte, confinata e felice, in fondo evita di andare in giro a zonzo per sentieri, senza aggredire altri luoghi rari e preziosi, come i meravigliosi tappeti di muschio della Pruna, che potremo così tenere tutti per noi.

Basta proteste, “incazzature”. Acceleriamo la “disneylandizzazione” dei luoghi definitivamente persi, concentrando le masse, preservando in tal modo oasi di libertà sconosciute alle folle, rendendole fruibili solo a visitatori attenti e consapevoli.

A patto però di non farsi contagiare…

Traccia di memoria al Naso di Ghiaccio al Cambrena 3604m

mercoledì, 26 settembre 2018

Si allungano le ombre proiettate sulla Vadret da Pers e finalmente il termometro ritorna sotto allo zero dopo un’estate che sembrava non finire mai.

Attacchiamo lo sperone superando uno scivolo di ghiaccio coperto da detriti, tagliato da un dedalo di crepi, segno tangibile della sofferenza del ghiacciaio degli ultimi mesi. Il gelo immobilizza i frammenti di roccia sparsi lungo la parete. Nessuno si aggira nella grande comba glaciale che si estende tra il Palù e il Diavolezza.

La salita della calotta sommitale lascia una traccia nella memoria difficile da cancellare.