Un altro giro di giostra

Giorni fa mi aggiravo in Val Tartano, all’interno della grande paleofrana della Pruna, tra massi cicopici, boschi d’abete bianco e tappeti di muschio che ricoprono tracce di antichi sentieri abbandonati.  Osservavo il nuovo ponte sospeso, spuntato come un fungo a poca distanza, a collegare i ripidi versanti della valle.

“Pagando un biglietto di 5 euro è possibile infatti spostarsi da un versante all’altro della montagna immersi in un paesaggio da cartolina.” Recitano i comunicati diramati dai tiggì.

Ancora non sapevo del ticket, né della successiva inaugurazione in pompa magna della nuova attrazione da “brividi”. La reazione istintiva ancora una volta è stata di disapprovazione, ecco un altro giro di giostra, un’ulteriore spettacolarizzazione decadente della montagna, pensavo tra me, considerando che in un’ora di cammino lungo il sentiero che guada il torrente sul fondovalle, avevo riguadagnato una quota prossima a quella raggiunta dal nuovo incanto di metallo per turisti armati di “selfie stick”.

Osservando la processione adorante e sospesa mostrata dalle foto mi sono dovuto ricredere.

Se tutta questa gente resta appollaiata sul ponte, confinata e felice, in fondo evita di andare in giro a zonzo per sentieri, senza aggredire altri luoghi rari e preziosi, come i meravigliosi tappeti di muschio della Pruna, che potremo così tenere tutti per noi.

Basta proteste, “incazzature”. Acceleriamo la “disneylandizzazione” dei luoghi definitivamente persi, concentrando le masse, preservando in tal modo oasi di libertà sconosciute alle folle, rendendole fruibili solo a visitatori attenti e consapevoli.

A patto però di non farsi contagiare…

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