“FORESTALI VERDI, CELSO CAROGNA”

Subito dopo l’alluvione del 1987, nel trambusto collegato con la ricostruzione dopo i danni arrecati dalla furia delle acque, una strada comparve al posto del vecchio sentiero di collegamento con l’Alpe Val Poschavina, in Valmalenco. Si racconta che un alpigiano dalla schiena dritta e il Corpo Forestale che denunciarono il blitz della ruspa e lo sconcio irreversibile, si ritrovarono quest’epiteto pennellato col minio su un grosso masso all’ingresso della Valle: “FORESTALI VERDI, CELSO CAROGNA”

La scritta venne poi cancellata, ma risulta ancora ben visibile la chiazza rossa che la rende non più decifrabile…

Leggo ora del progetto di “allargamento dell’esistente sentiero di collegamento dei pascoli dell’Alpe Poschiavina”, in pratica un prolungamento dell’accesso carrabile verso le alte praterie che, con un iter “tortuoso”, tra rifacimenti progettuali e bocciature da parte della Commissione del paesaggio, è giunto alla fase esecutiva.

Non serve ricordare che queste opere, pur animate delle più nobili intenzioni, si sono in passato rivelate come orride strade che hanno preso il posto dei sentieri preesistenti. Piste realizzate in fretta e furia dal ruspista, prive di qualsiasi attenzione e cura, senza aver considerato come i denti dell’escavatore in pochi attimi possono distruggere il lavoro fatto dalla natura nel corso di innumerevoli millenni.

Certamente l’iter di approvazione avrà tenuto conto della delicatezza dei luoghi, dove ogni azione incauta non può che essere irreversibile, ma troppe volte abbiamo visto come la mancanza di adeguate risorse abbia compromesso al ribasso l’analisi, il rilievo, la progettazione e l’esecuzione a regola d’arte.

Basteranno 43.937,71 euro (importo dei lavori) a impedire il sacrificio delle incredibili tracce di mulattiera selciata che si rinvengono lungo la prima balza oltre l’alpeggio? Segno probabile dell’importanza dell’antica carovaniera di collegamento con la Val Poschiavo? A contornare con perizia e sapienza zone umide tempestate d’eriofori e rocce montonate? A non tramutare porzioni di pasture pregiate in una striscia polverosa e invasiva?

Siamo certi che consentire l’avvicinamento con queste modalità dei mezzi motorizzati all’alpeggio e ai pascoli porti un reale beneficio per i luoghi e per chi vi abita?

Nel dubbio invito tutti i frequentatori di questo magnifico angolo della Valmalenco a vigilare sul corso dei lavori, osservare e fotografare ogni azione sospetta, ogni masso frantumato, ogni solco incauto lasciato nella terra.

Raccoglierò volentieri tutte le testimonianze fotografiche.

P.s. Nel 1987 dare del “verde” a qualcuno equivaleva ad un insulto, forse lo è ancora..?

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