Ferraglia

L’elenco dei percorsi attrezzati e infrastrutture varie per accedere con facilità ai più disparati “luoghi selvaggi” si allarga sempre di più.
Per ogni valle alpina dotarsi di vie ferrate, ponti tibetani o “zip line” luccicanti, tutte indistintamente “mozzafiato” e “adrenaliniche”, pare essere un riferimento irrinunciabile.
E’ così. Impossibile pensare di opporsi a quest’ottimo gioco leggero, sicuramente un bel disimpegno, utile a combattere la noia che assale durante le calde giornate estive in montagna.
Il nostro immaginario si nutre di immagini, non della realtà delle cose.
Infatti, cavi d’acciaio, “pediglie”, catene, fittoni, scale metalliche, non ci appaiono per quello che sono: un artifizio, un pugno in un occhio, un’aggressione della roccia, un addomesticamento forzato; ma solo piccoli e trascurabili pezzi di ferro, addirittura ammantati di natura perché circondati da qualcosa di buono.
Così si finisce sempre dalla parte dei giusti.
Poco importa se continuiamo a sacrificare spazi inaccessibili, per promettere a tutti emozioni garantite e sicure.

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