Attrezzature o sensi?

Perché gran parte dei suggerimenti in circolazione, consigli e buone prassi da adottare in montagna partono da un elenco d’equipaggiamento e attrezzature da vestire e mettere nello zaino?

Perché non iniziare dal “sentire” e “sentirsi”, e invitare a percepire, oltre alle regole, lontani dalle tecniche, iniziando semplicemente a muoverci in consonanza con quel che ci sta intorno?

Perché non rovesciare l’ordine di priorità, lasciando in coda lo sterminato e mai completo elenco di accessori tecnici? Riabilitare attenzioni all’emotività e ai sensi, sempre di più relegati nel sottoscala delle conoscenze, non  potrebbe contribuire ad esplodere l’efficacia dell’apprendimento, andando oltre i consolidati processi razionali e cognitivi?

Meglio muoversi in infradito consapevoli o in scarponi disconnessi?

 

 

 

 

 

 

Un Commento a “Attrezzature o sensi?”

  1. lorenzo merlo ha detto:

    In poche righe hai preso il cuore della questione.
    Più incidenti, più obblighi.
    Più incidenti, più esperti.
    Più incidenti, più equipaggiamento e materiali.
    Mai l’attenzione è portata sulla relazione con l’ambiente e noi stessi.
    Mai sul come.
    Mai un cenno di proposta che implichi un briciolo di evoluzione personale e sociale.
    Pare che sia il protocollo a fare a verità, come in catena di montaggio.
    Della creatività, delle nostre potenzialità si è perso il filo, l’intelligenza, la soddisfazione, la bellezza.
    Il sentire non sottostà ai vetrini della scienza e quindi è stato estromesso dal discorso della verità.
    E tutti si sono lasciati inbonire dai venditori di sicurezza, dal “scientificamente provato”.

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