Valmalenco: turismo, cave e incompatibilità di sensi

Il sole al tramonto illumina la Sassa di Fora e la lunga cresta orizzontale che la collega al Pizzo Tremoggia. Alla base delle pareti avrebbe trovato spazio l’imbocco della galleria ferroviaria secondo un vecchio progetto risalente al 1903 (e mai più realizzato) dell’Ing. Orsatti per aprire una via di comunicazione con l’Engadina dalla Valtellina.

Dai prati di San Giuseppe la strada ferrata si sarebbe inerpicata fino ad Entova, per poi essere inghiottita dalla montagna all’altezza dell’alpe Fora e sbucare sul versante svizzero a Plan Vadret in Val di Fex. Misurati lungo l’asse del tunnel solo tre chilometri di roccia dividono i fianchi della montagna, la Valmalenco dall’Engadina, l’Italia dalla Svizzera.

La montagna è la stessa, bellissima, seppur con una diversa luce e diverso cielo.

Mentre scivoliamo leggeri lungo la pista di fondo che conduce a Chiareggio respiriamo a pieni polmoni, sentiamo il profumo degli abeti riscaldati dal sole e una distesa di silenzio ci collega all’istante con l’altro blasonato versante e ci lasciamo avvolgere, penetrare da questo paesaggio, che non resta davanti a noi come un semplice oggetto. Poi d’improvviso la cava “esplosiva” soprastante riprende l’attività, macchine perforatrici e colpi di mina si alternano con regolarità, l’atmosfera si rabbuia e la parte visibile non basta più a rallegrarci, piombiamo nel rumore, l’incanto è finito, l’Engadina torna ad essere lontana e irraggiungibile!

 

 

2 Commenti a “Valmalenco: turismo, cave e incompatibilità di sensi”

  1. TerraBiovita Review

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