Archive del 2016

Leggeri in montagna

mercoledì, 16 novembre 2016

Essere leggeri in montagna significa eliminare ciò che è di peso, il superfluo, l’eccedente.

Superflui non sono però solo alcuni materiali o attrezzature. Sempre più spesso le proposte d’itinerario, di viaggio o i racconti di salita scivolano nel superfluo, nell’originalità forzata, condita da inutili inglesismi, che eccedono il limite della necessità.

Così la montagna non si sottrae dall’obbligo sociale di essere speciali, dove ogni paesaggio è “mozzafiato”, ogni discesa “adrenalinica” e tutte le nevi fatte di “powder” meravigliosa.

Questa continua ricerca della montagna perfetta, un tempo da cartolina, oggi da postare con sequele di hashtag irritanti, forse può portare ad essere inquieti, esausti o persino spaventati.

Rinunciare al superfluo significa recuperare le sfumature che ci fanno unici, originali, rari o più semplicemente noi stessi, per ritrovare una montagna che ci accoglie e sostiene, senza doversi sforzare per stupire, trovando l’inedito e lo straordinario anche in una piccola rupe o in un sentiero dimenticato.

Nella foto: Didi muove il suo primo piccolo passo da funambolo (foto Isacco).

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Neve o panettoni?

giovedì, 10 novembre 2016

A volte si ha l’impressione che la neve così morbosamente attesa, invocata ed esibita anzitempo sia trattata alla stregua di panettoni e pandori che, con largo anticipo rispetto al periodo natalizio, invadono ormai da settimane negozi e supermercati.

Così la ricchezza delle esperienze, colte al momento giusto, che si possono accumulare dalle storie innevate di ognuno di noi, si dissolve in un attimo, come un prodotto di consumo qualsiasi, presto superata da nuove offerte speciali.

Nell’immagine: “Cacciatori nella neve” Pieter Bruegel, 1565

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Montagne che cambiano e nuove necessità d’adattamento per gli alpinisti

mercoledì, 9 novembre 2016

Venerdì 4 novembre nell’ambito dell’iniziativa “CIME A MILANO” presso l’aula magna dell’Università degli Studi di Milano alcuni fra i maggiori esperti italiani hanno illustrato le effettive modiche del clima recente in montagna con riferimento in particolare all’incremento delle temperature dall’inizio del XIX secolo, descrivendo i principali effetti sui diversi sistemi ambientali montani. L’aumento di quasi due gradi della temperatura media ha modificato gran parte dei percorsi in quota, costringendo sempre più spesso gli alpinisti a cambiare itinerari e abitudini.

Attraverso alcuni raffronti fotografici delle principali vie di salita di ieri e di oggi alle nostre montagne, ho mostrato come crescenti elementi di incertezza e variabilità interessano un ambiente naturale già intriso di pericoli, non sempre noti e con rischi difficilmente valutabili, la cui percezione richiederà sempre maggiori capacità di adattamento ed ascolto, oltre ad abilità tecniche e attrezzature.

Nella foto: cresta sommitale del Pizzo Bernina nei primi anni del ‘900 e nel nel 2012raffronti-cresta-bernina

Radio Popolare Onde Road

domenica, 6 novembre 2016

Intervista a Onde Road su Radio Popolare per parlar di montagne segrete in Valmalenco.

Onde Road: “Autostrade e mulattiere. Autostoppisti e trekker. Dogane e confini in via di dissoluzione. Ponti e cimiteri. Periferie urbane e downtown trendaioli. La bruss e la steppa. Yak e orsetti lavatori. Il mal d’Africa e le pastiglie di xamamina per chi sta male sui traghetti. Calepini e guide di viaggio. Zaini e borracce. Musiche del mondo e lullabies senza tempo. Geografie fantastiche ed escursioni metafisiche”.

Da 17′ e 39” a 24′ e 42”

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Abbracciare l’incertezza

martedì, 1 novembre 2016

La variabilità climatica è ormai una certezza. Per l’inverno in arrivo non programmerò con anticipo nessuna attività. Semplicemente saliremo verso l’alto cercando di cogliere le migliori condizioni del momento per conoscere le montagne, camminando, sciando o arrampicando, scegliendo le mete di volta in volta, provando ad inseguire il senso di meraviglia che scaturisce dall’incontro con alcuni luoghi speciali e il contatto con le nostre reali sensazioni, per imparare cose nuove e disegnare la mappa di un territorio inesplorato.

Nella foto: rocce riscaldate da un insolito caldo sole autunnale a oltre 2000 m in Valmalenco.

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Scuola all’aperto

domenica, 30 ottobre 2016

Un acero solitario, una bandiera segnavia, un erratico di serpentino a forma di barca, un grande frassino, un affioramento di scisto modellato come un dorso di balena, una coppia di betulle e un masso di gneiss inciso con coppelle sono i punti singolari che raggiungiamo correndo liberamente lungo i prati di Triangia. Consultiamo le mappe e armati di carta, bussola e goniometro scoviamo i piccoli tesori nascosti utili a comporre il puzzle finale!

Una solare mattinata di scuola all’aperto con gli alunni e insegnanti della eco-school di Triangia cancella la linea di separazione tra studio e gioco.

 

Neve o blackjack?

venerdì, 28 ottobre 2016
Di questi tempi scommettere sulla neve “sparata” anzitempo sembra essere più rischioso che giocare al casinò o acquistare titoli “tossici” della finanza creativa.
Bollettino del giorno Venerdì 28 Ottobre 2016 pubblicato alle ore 8:00. Prima edizione su Gazzettino Padano ore 7:20: “In montagna sole e clima mite con zero termico a circa 3800m”.
Nella foto: macchie di “neve programmata” in rapida fusione tra i larici colorati d’autunno sulle piste del Groppera a Madesimo.
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Montagna e immagini

venerdì, 21 ottobre 2016

Cresce lo stupore di fronte alla primitiva freschezza di vecchie fotografie ritrovate, così distanti dal bombardamento di immagini che raccontano abilità tecniche e primati, ma sprovviste di acuta curiosità.

Nella foto storica: bucato all’Alpe Musella, Valmalenco.

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Scuola e arrampicata alla Sassella

domenica, 16 ottobre 2016

Una mattinata decisamente diversa per i ragazzi della scuola media di Sondrio che hanno raggiunto a piedi e poi scalato questa bella “rupe del vino”, per far provvista di sensorialità e nuove immagini, da aggiungere alle loro scoperte.

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Montagne di Valmalenco: risorsa durevole o prodotto usa e getta?

venerdì, 14 ottobre 2016

Le montagne di Valmalenco, insieme ai gruppi montuosi del Bernina sud, Disgrazia e Scalino, racchiudono , in un territorio relativamente ristretto , una moltitudine di ambienti così variegata da incarnare perfettamente il concetto di geodiversità, qualità che sottende ed integra la biodiversità all’interno degli ecosistemi.

Se a tutto questo aggiungiamo la peculiarità di ognuno degli ambienti naturali presenti, il loro patrimonio storico, etnografico e la ricca storia alpinistica, otteniamo un unicum che ha pochi eguali nell ‘intero arco alpino.

Come storicamente sempre accade, ad accorgersene furono viaggiatori estranei alle nostre terre , inglesi sopra tutti che per primi , nella seconda metà dell”800 , compirono le prima ascensioni a diverse cime , determinando così ufficialmente la nascita del turismo alpino nelle Alpi Centali.

La conquista delle vette portò alla necessaria nascita dei primi rifugi (1880 Capanna di Corna Rossa e Marinelli) e tanti giovani malenchi , coinvolti dal crescente interesse alpinistico per le loro montagne di casa , trovarono nella professione di Guida Alpina un valido completamento alle tradizionali attività legate ad una magra agricoltura di montagna.

Nel 1909 sorse a Chiesa il Grand’Hotel Malenco ; la sua pregevole architettura immersa nel lariceto , offriva un luogo riservato ed esclusivo per il soggiorno di facoltosi turisti, notabili e artisti che qui potevano serenamente immergersi nella quiete di una natura potente.

La Valmalenco si presentava, in sintesi, come un’opera di scultura totale, risultato di un’irripetibile combinazione di storia, geologia e del secolare lavoro “ di scalpello e di pennello “ dei suoi abitanti ,per lo più umili contadini e pastori, ma inconsciamente anche ingegneri, architetti e soprattutto esteti.

Da allora ne è passata di strada e conosciamo bene l’esito odierno dello sviluppo scriteriato dei decenni successivi : il “benessere “ ha sacrificato, al pari di tante altre località alpine, l’intero fondovalle in nome di una bulimica frenesia costruttiva per il vantaggio speculativo di pochi; se a tutto questo aggiungiamo la prepotenza vorace , insaziabile, dell’industria della pietra, lo sfruttamento indiscriminato dei residui rivoli d’acqua a scopo di lucro idroelettrico ed il proliferare di inutili strade in quota sovradimensionate per l’ uso agricolo , è del tutto evidente, oltre che sorprendente, lo sprezzo dimostrato per le singole peculiarità espresse alla nascita dal nostro territorio.

Per fortuna l’azione distruttrice, da sempre alimentata dalla cieca avidità di chi dimostra di non essere amico della propria Valle, ma in fondo nemmeno di se stesso, non si è ancora spinta troppo in quota.

Forse per un congenito incantesimo difensivo, al di sopra dei 1600 metri il territorio è rimasto sostanzialmente intatto, proprio come apparve ai primi viaggiatori inventori dell’alpinismo 150 anni or sono.

Ed ecco che il territorio scampato allo sfruttamento, simbolo sino a ieri di grande arretratezza, oggi si trasforma in meravigliosa risorsa.

Tale consapevolezza, una “coscienza del sè e del nostro” purtroppo incredibilmente ancora lontana dalle menti di tanti abitanti e operatori del turismo di Valle, non si basa ovviamente su sterili ipersensibilità “verdi” ma trova oggi valido supporto basato su studi, valutazioni oggettive e “case history” diffusi.

La domanda di luoghi identificati esteticamente e ambientalmente sta crescendo sempre di più, al punto che tante località di soggiorno tentano improbabili lifting di rinaturalizzazione, pur non avendone i requisiti fondamentali e con risultati a volte di “bigiotteria” .

La vacanza e il consumo sono sempre di più un atto d’identità, un processo culturale , così come scegliere di bere l’acqua del rubinetto o acquistare una macchina ad alimentazione ibrida.

L’ultima chance per la Valmalenco è allora ripartire simbolicamente e non solo dalle sue alte montagne, ove regnano il tempo ed il silenzio, elementi che non si possono comprare ovunque (e neppure contraffare!) e che a breve saranno coscientemente riconosciuti come bisogni primari, al pari del cibo e dell’acqua

La riscoperta dello stupore, che scaturisce anche dal terreno familiare e del rapporto con il territorio, sono motivazioni che oggi orientano fasce sempre più larghe di consumatori.

Perché la natura intatta, unica vera risorsa turistica che ci rimane, riposa sulle vette del Bernina, così come nei boschi dimenticati del fondovalle.

Michele Comi guida alpina Valmalenco.

Pubblicato su Annuario CAI Valtellinese 2013

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Sguardo dall’alto verso la Valmalenco, dalle rupi di Marsciana