Eli-degrado

Ho tra le mani la carta che riporta le possibili aree d’atterraggio per lo sbarco degli elisciatori in Provincia di Sondrio.

Pare sia il prodotto ufficioso redatto dalle società d’elicotteri e da alcune guide alpine, in corso di approvazione da parte degli enti provinciali, una sorta di codice d’autoregolamentazione, in mancanza di norme specifiche, che individua zone meno sensibili, dove poter volare ed atterrare per finalità ludico-sportive. Da un lato potrebbe sembrare un passo avanti, per la “conservazione” della montagna, ispirato al modello svizzero. Se si osserva però l’elenco delle aree di atterraggio situate a un’altitudine superiore a 1100 m utilizzate per sport e attività turistiche, quelle autorizzate per l’intera Confederazione Elvetica sono quaranta, mentre in Valtellina se ne concentrerebbero oltre sessanta (senza contare l’area di Livigno). Quattro in Engadina, contro ben ventuno individuate nella sola Valmalenco!

Una foglia di fico che non nasconde l’assalto seriale in atto, soprattutto ad opera di tour operator stranieri cui è impedito il volo a casa loro, che non ostacola l’annientamento dei pochi spazi integri che ci rimangono, in contrasto con ogni altra forma di frequentazione silenziosa della montagna. L’area di atterraggio e l’osceno corridoio di discesa individuato sulle pendici del Disgrazia, nel suo angolo più remoto e meno conosciuto, presso il ghiacciaio di Cassandra, costituisce l’emblema perfetto di questa criminosa insensibilità verso le nostre montagne.

Se sembra vano ogni tentativo di mobilitazione presso i “portatori di interesse” (gran parte delle guide e sezioni del CAI), val la pena ricordare agli aspiranti sciatori elitrasportati che scansando la salita si illudono di conquistare un momento di libertà, mentre non fanno che replicare l’oppressione che vivono ogni giorno.

Utilizzare la sola energia dei propri muscoli per raggiungere luoghi speciali significa alleggerire le pressioni, allontanarsi dalla routine e far cadere la maschera di ognuno. Ricordiamoci che lasciamo la città per sfuggire al rumore, alla sedentarietà, per ritrovare emozioni elementari sempre più rare, per percepire il lavoro dei muscoli, il sudore e la bellezza dei luoghi meno accessibili, per riprendere il fiato ed affinare i sensi.

elipiazzole

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