Sopra le nuvole

Festa dell’arrampicata 2 luglio 2016 Val Poschiavina

Verranno inaugurate le nuove vie d’arrampicata sportiva tracciate sulle strutture della valle, attività promossa e sostenuta dal Comune di Lanzada, a cura delle Guide alpine della Valmalenco.

I nuovi percorsi si collocano tra i pascoli dell’alpe, con vista sui ghiacciai.

La partecipazione è libera ed aperta a tutti, con l’assistenza gratuita delle Guide alpine della Valmalenco per bambini e per chi è alle prime armi.

Dopo aver arrampicato ci ritroveremo presso l’alpeggio per un meritato ristoro a base di alcune delizie tipiche del territorio.

“Ora che nulla resta più da conquistare, rimane la ricerca ambientale all’aria aperta, il piacere sereno di assaporare l’arrampicata delle brevi strutture rocciose, artisticamente fine a se stessa, lo spazio alla fantasia e la libertà di espressione”. Dalla presentazione di Ermanno Sagliani alla guida Arrampicate Libere in alta Valmalenco 1984

DOVE

IMG_2530 (1024x518)La Val Poschiavina si affaccia sul bacino di Gera con una soglia sospesa percorsa da brevi cascate del torrente Poschiavino che ha origine dai ghiacciai del Pizzo Scalino 3323m. L’ingresso alla valle si apre tra rocce montonate, striate e levigate dagli antichi ghiacciai e da piccole marmitte dei giganti poste sul greto del torrente. Oltrepassata la croce in legno e il ponticello appaiono le baite in pietra ben conservate dell’alpe. La valle prosegue per oltre 2Km, sovrastata da ambo i lati da numerose strutture diverse per forme e dimensioni. I pascoli si alternano a gradini rocciosi, laghetti e praterie paludose. Alla testata della valle i passi di Canciano e d’Ur segnano il confine con la Svizzera.

Si raggiunge risalendo la Valmalenco da Sondrio sino a Campo Moro, 30km per strada asfaltata, quindi per comodo sentiero in 30′ minuti di cammino.

pet 2 (800x599)LA ROCCIA

La Valmalenco è il regno della serpentinite (o più comunemente serpentino). La valle è tutta un mare di affioramenti, un caotico mare di strutture rossastre che emergono dal bosco, che sfilano sui pascoli oltre i duemila metri sino a lambire i ghiacciai, con canyon, guglie e pilastri che culminano in alto con i 3678 m del Monte Disgrazia. Si tratta di una roccia metamorfica, risultato di una profonda e lunga trasformazione di rocce preesistenti (peridotiti). Ha forme sinuose e non è facile da leggersi, per via del suo aspetto camaleontico. Osservata in frattura ha un colore verde cangiante, sovente accostato a nere macchie di magnetite o sottili filamenti di amianto, mentre in superficie colpisce per la sua mutevolezza: dal grigioverde, al grigio perla brillante, per passare al rosso in tutte le sue sfumature, toccando persino il giallo e il nero. Arrampicando gli appigli invisibili e ruvidi compaiono miracolosamente avanzando sulle pareti apparentemente lisce e il sole del tramonto colora la scalata con calde e tonalità. Le strutture si mostrano come grandi pance rossastre striate di nero, rese lisce e luccicanti per l’azione modellante dei ghiacci, percorse da fessure e lame, alternate a placche articolate e intrichi di rugosità.

UN PO’ DI STORIA
zoia terzo settore (1024x717)Le pareti dell’alta Valmalenco di Campo Moro e della Val Poschiavina sono una vasta ed interessante area in quota per la pratica dell’arrampicata a tutti i livelli ed in tutte le sue forme.
La quota media che si aggira attorno ai 2000 metri di altitudine e una straordinaria cornice ambientale d’alta montagna con i laghi artificiali di Campo Moro e Gera sono da anni un luogo privilegiato per gli arrampicatori in fuga dalla calura estiva dei fondovalle.
I primi a cimentarsi su questi rossi muri di serpentino, sono, a partire dal 1970, le guide locali Angelo Parolini e Celso Nana, che con Roberto Dioli aprono alcune vie destinate a diventare delle classiche, come il Diedro Flic e Floc al Toro Seduto in Val Poschiavina.
Nei primi anni ‘80 giungono i “Sassisti” che anche qui portarono la loro filosofia del gioco-arrampicata, con Giuseppe Miotti, Guido Merizzi e Lodovico Mottarella. Alcune delle loro salite rimangono un esempio insuperato di estetica e di difficoltà.
Campo Moro Val Poschiavina quadro insiemeL’opera esplorativa prosegue negli anni seguenti dove Walter Strada, Paolo Cogliati & C. scoprono e salgono altre linee avventurose sulle strutture più remote della Val Poschiavina, assieme a Michele Comi attivo sulle strutture prossime al Rifugio Bignami e all’Alpe Gembrè.
Lo sviluppo dell’arrampicata sportiva porta in questo periodo, il primo 8a della zona superato da Daniele Pigoni nel 1991 con Are you ready (8a+) sulla Parete dei Garides che poi riuscirà anche nel la prima libera di Modello 740 (8a) al Deposito degli Inerti.
Parallelamente si sviluppa la chiodatura sistematica con ancoraggi fissi delle pareti più interessanti e facilmente raggiungibili come le falesie del Deposito Inerti ad opera di Augusto Rossi e del rifugio Zoia, poi rivelatasi una delle più belle dell’intera Valtellina.
La storia delle falesie dello Zoia ha il suo inizio nell’estate del 1993. protagonisti Massimo “Vigneron” Bruseghini, Gerry Miotti e Gino Notari . Massimo libera prima dell’inverno nel 1993 lo storico strapiombo di Protonica (8a) alla Zoia Alta e nel 1994 Elever (8a+), Ourgan (7c+/8a) e Pumping (7c+/8a), alla Zoia Bassa.
Dopo il 2001, Luca Maspes e C. contemporaneamente alla guida Augusto Rossi, completano l’attrezzatura di numerose vie alte fino a 350 metri, con chiodatura sistematica e rapide discese in doppia.
Nel 2002 Gerry Miotti, Gino Notari, Matteo Maternini e Fabio Sertore ampliano il terreno di gioco sportivo sulle pareti dello Zoia chiodando numerosi nuovi itinerari. Sono di Gino Notari le prime salite di Max’s House (7c+/8a) nel 2001 e di Spaziale (7c+/8a) nel 2002 alla Zoia Alta e alla Zoia Bassa di Hallo Daddy (7c+/8a) nel 2003 e di Creator of Dream (8a) nel 2004, mentre Gerry Miotti libera Kumi Ori (8a) nel 2005.
Nel 2009 cade l’ultimo problema della Zoia Bassa: Alessandro Passoni libera Good Vibration 8b/+ (poi ripetuto da Bernardo Rivadossi nel 2010, Matteo Sera nel 2012 e da Stefano Ghisolfi nel 2013).
Le pareti sono oggetto di visite illustri, tra cui nel 2012 quella del fuoriclasse ceco Adam Ondra che in un pomeriggio ripete a vista Are you ready (8a+) e libera – sempre a vista! – tutte le nuove linee più belle della zona: Non vedo l’ora 8a/b al Muro dei Garides, per poi spostarsi al settore La Terrazza dove sale a vista Scudo spaziale (8a) e Tempest e Go Gerry Go, a cui attribuisce il grado di 8a+.
Di Ondra in Val Malenco vale la pena di vedere questo incredibile tentativo a vista su Good Vibration 8b+, con il muro completamente lavato senza segni di magnesio che lo porta prima ad arrampicare a sinistra della via su una lastra di liscio serpentino e poi a non individuare la lista chiave sul duro movimento finale! https://www.youtube.com/watch…
E perché allora non guardare anche questa salita di Potenza Orizzontale “a piedi nudi” ad opera di Nicola Bruseghini …https://www.youtube.com/watch?v=fzkcu240e7M
Nella primavera 2013 Matteo Sera, libera Yena Plinsky alla Zoia Alta proponendo il grado di 8b+ , uno dei più antichi problemi irrisolti di queste falesia, dove ora rimane da liberare solo Bruse Dixit. Altre visite illustri del 2013 con la visita di Caroline Ciavaldini e James Pearson http://www.planetmountain.com/…/caroline-ciavaldini-e-james…
Nello stesso anno si attiva ad opera delle Guide alpine della Valmalenco, con il contributo dell’Unone dei Comuni della Valmalenco, la sistemazione delle aree d’arrampicata con sostituzione degli ancoraggi obsoleti e la creazione di nuove vie. La prima fase di lavoro ha interessato le pareti dello Zoia con restyling completo e creazione di 26 nuove lunghezze (Settori “Zoia Nuova” e parete Sud-Est della “Zoia Bassa”), che si vanno ad aggiungere alla chiodatura del Settore “La Terrazza” di Campo Moro del 2011. Nel 2016 l’intervento si va ampliando con il contributo del Comune di Lanzada che consente  l’apertura di ulteriori trenta lunghezze su nuove strutture in Val Poschiavina.

LE VIE

cielo e popi (600x800)Masso dell’alpe esposizione Sud (vie da 8 a 15m)
1. Toni 5c
2. Mario 5c+
3. Angelo 5c
4. Celso 6b
5. Guido 7a?
6. Annamaria 6b
7. Valen 5b
8. Tino 5b

Sono i nomi degli alpigiani. Celso e Angelo, Guide alpine locali furono tra i primi a mettere le mani su queste rocce nei primi anni ’70. Qualche vecchio loro chiodo è ancora in loco.

 

 

 

 

faccia rossa 4 (800x600)Muro dei contrasti esposizione S-O (vie da 25 a 35m)
1. Furmìga 6a
2. Sciüghèri d’agust 6a
3. Annika 6c
4. Slavàzzi 6c 35m
5. I panisci i se sàra 6b 35m
6. Primula hirsuta 6c 35m
7. A rebatùñ dë sul 6a
8. Lana spùrca de pëgura 6b
9. Ves fò d’urizùnt 6c+
10. Mal dè l’urs 7b/c?
11. Infiámat 7a
12. Imbulùnat 7b
Lungo i punti deboli della struttura ancora si rinvengono le vie salite in stile tradizionale delle vie di Strada&Cogliati degli anni ’80: “Ape bianca, Il canto del cigno e Black Warrior”
I nomi delle vie riprendono in gran parte termini e modi di dire in dialetto malenco, linguaggio di vita che con grande sintesi ed efficacia sa indicare una moltitudine di aspetti di esperienza umana alpina.
La parte destra della parete può ospitare numerose altre vie di livello medio-alto.

 

 

placca dei contrasti 4 (1024x767)Placca dei contrasti esposizione S (vie da 20 a 35m)
1. Nucleo della piega 6b
2. Cambrin 6b/c
3. Marmota 6a
4. Lüserna 6a
5. Cücaza 6a
6. Bèrula 6a
7. Gavinél 6b+

 

Satellite dei contrasti esposizione S (vie da 10 a 15m)
1. Pét 7a
2. Svergul 7b?
3. Tananai 7b?

Pét  (800x600)

 

 

 

 

 

 

 

 

IMG_2535 - Copia (800x358)Dolmen esposizione N-E (vie da 20 a 25m)
1. Sogno di Obelix 6c
2. New?
3. Paperoga 6a+
4. Or-ti-ka 6c
5. Incubo di Asterix 6b
6. Supertalk 6a
Vie sistemate a fix qualche anno fa da Pietro Vallardi, riprendono le linee di Strada&Cogliati e Danilo Grossi degli anni ’80.

 

 

toro seduto  (1280x961)Toro seduto
1. Via dell’airone 6a 35m!
2. Pelle di luna 6a+ 35m!
3. Incompiuta 5b 35m!
4. Eupalino 5b 35m!
5. Icaria 5b 35m!
6. Rodo 5b 35m!
7. Dendro 5b 35m!

 

Storica parete percorsa da vie lunghe tradizionali, su roccia ottima, anni fa alcuni prime lunghezze sono state attrezzate a fix da Celso Nana, primo salitore delle vie negli anni ’70 (sviluppo 35m, chiodatura distanziata). esposizione N-O

didi toro seduto (960x1280) Note

Si rammenta che le pareti, incluse quelle con protezioni fisse, non sono da considerare strutture sportive gestite e custodite. L’esposizione agli agenti naturali fa sì che la roccia e la chiodatura possono essere soggette ad un naturale deterioramento e modificazione. E’ buona norma verificate preventivamente lo stato della chiodatura, utilizzare materiali idonei e attivare tutte le azioni di auto-protezione indispensabili per chi pratica attività in montagna e all’aperto. L’arrampicata sportiva su roccia comporta l’esposizione a pericoli oggettivi e soggettivi rilevanti. Ogni persona presente in parete, con la propria condotta è potenzialmente un pericolo per sé e per gli altri. La valutazione di tutti i pericoli e dei conseguenti rischi è in carico ad ogni arrampicatore che decide coscientemente e liberamente di salire assumendosi totalmente tutti i rischi derivanti dall’attività, dall’ambiente e dalla propria condotta. Ogni climber deve adottare tutte le necessarie misure di riduzione dei rischi. Tutte le notizie qui riportate sono state aggiornate in base alle informazioni disponibili al momento, ma vanno verificate e valutate sul posto e di volta in volta, da persone esperte, prima di intraprendere qualsiasi scalata.

 

 

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