La grande frana della Val Pola

Dall’Alpe Zandilla il sentiero piega verso sud, tra boschi radi e distese di rododendri che spuntano dalla poca neve caduta nei giorni scorsi, con la superficie ricoperta da grossi cristalli di brina di superficie. Superiamo alcuni ruscelli gelati, seguendo i camminamenti dei selvatici, con fresche tracce di lepre bianca e ungulati, spingendoci verso il coronamento della frana. Ad un tratto il sole illumina il bosco e dopo pochi passi si apre la grande voragine che sovrasta la valle dell’Adda, posta mille metri più in basso. Risaliamo per intero il bordo della nicchia superiore, stupendoci di fronte alla tenacia di un vecchio pino mugo, sospeso e sporgente sul bordo dell’abisso, aggrappato solo con parte delle radici alle rocce. Dall’alto, dalla panoramica zona di vertice, osserviamo l’area di distacco, l’estesa superficie di scivolamento e il caos di scisti, gneiss e depositi che precipitarono in pochi istanti il 28 luglio 1987 alle 7.23 del mattino, con volumi imponenti (33 milioni di metri cubi) e causarono un impatto sul lago creatosi nei giorni precedenti a seguito di una piena, tale da innescare un’onda di fango e pietre che risalì la valle fino all’abitato di Aquilone e provocò la morte di 27 persone.

Note

Tempo di percorrenza 4/5 ore, difficoltà variabili a seconda della stagione e condizioni di innevamento.

Destinatari: escursionisti curiosi, studiosi e appassionati di scienze della Terra e chiunque desideri toccare con mano un fenomeno geologico imponente.

Approfondimento geologico

Lascia un Commento