Desidero consapevolmente essere non sicuro!

Rieccoci, con l’affacciarsi dell’inverno riparte la rassicurante campagna ad uso del consumatore. Nulla di male, se non fosse che la ricerca della sicurezza in questi ambiti, spesso dovuta e pretesa ad ogni costo come nei luoghi di lavoro codificati e circoscritti, si scontra con la mutevole, severa o più semplicemente naturale, realtà dell’ambiente.

Un paio di esempi, pescati a caso da internet.

Tralascio ogni commento relativo al testo contradditorio, dove si denuncia l’impatto, ma si auspica una pratica regolamentata purché non impattante(!?), mi soffermo su questa frase: “tale attività vada svolta sempre con il coinvolgimento di guide alpine in grado di valutare la stabilità del manto nevoso e di garantire, di conseguenza, l’esercizio in sicurezza dell’attività sportiva”.

Rendere un’attività sicura significa rimuovere pericoli, dubbi e difficoltà. Parrebbe ovvio come le attività alpinistiche, l’arrampicata e il fuoripista non possono e non debbono essere rese sicure, pena lo snaturamento dell’attività. Resta naturalmente valida e fondamentale l’adozione di idonei comportamenti, inclusi splendidi materiali, per aumentare il grado di “protezione” nello svolgimento di tali attività, ma mai si potrà parlare di sicurezza (che qualcuno si azzarda a definire garantita!). Va da sé che la “messa in protezione” si raggiuge attraverso molteplici aiuti, per attivare la miglior percezione dei pericoli e rischi in montagna che permangono e mai potranno essere eliminati…

 

 

 

 

 

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